Job title efficaci: consigli ed esempi pratici

Conosciamo bene il problema: riassumere tutte le sfumature di una posizione lavorativa in un job title è un compito davvero difficile, se non impossibile.

Il job title è un biglietto da visita e – poiché nessuno ama presentarsi con un titolo di lavoro in cui non si identifica – definirne uno, sia in fase di recruiting sia in fase di avanzamento di carriera, non è certamente un’attività da prendere alla leggera.

Semplificando al massimo, il titolo lavorativo è una designazione professionale del ruolo che una persona assume e con il quale si identifica sia da sé che dagli altri, proprio come avviene per il titolo di un libro o di un articolo di giornale. Essendo breve e spesso utilizzato in firma alle email, sui biglietti da visita e sui profili sui social media, riveste un’importanza fondamentale nella comunicazione professionale.

Il suo ambito di applicazione è triplice:

  • consente ai lavoratori e alle lavoratrici di presentarsi in modo chiaro, comunicando immediatamente la propria funzione e professione all’esterno;
  • permette all’organizzazione di comunicare in modo omogeneo al proprio interno e di ottenere uniformità intra company;
  • agevola la fase di recruiting poiché rende possibile un’individuazione mirata dei candidati realmente adatti alla posizione per cui si sta compiendo la selezione.

Ma come si redige al meglio un job title? Quali sono le nozioni formali e sostanziali alla base di un titolo di lavoro “corretto”? Meglio l’inglese o l’italiano? Quando puoi utilizzare il suffisso “Junior”? Quali errori non devi assolutamente commettere?
Esaminiamo la questione partendo dalla base, per poi passare a suggerimenti pratici ed esempi, cercando di comprendere i benefici per tutte le parti coinvolte.

Le famiglie professionali

La prima cosa da fare per redigere un job title chiaro ed efficace è individuare correttamente la famiglia professionale. Le famiglie professionali sono un concetto utilizzato nelle organizzazioni per organizzare e raggruppare ruoli simili o correlati in base alle competenze, alle responsabilità e alle funzioni svolte. In sostanza, sono dei raggruppamenti di ruoli o posizioni lavorative che possiedono spazi di autonomia e livelli organizzativi simili. 

Ad esempio, in ambito manageriale abbiamo 4 grandi famiglie professionali. 

  • C-LEVEL. Nell’ambito della Direzione Generale definisce gli obiettivi strategici di un’unità organizzativa complessa e multidisciplinare la cui ampiezza è tale da contribuire a definire la direzione strategica dell’intera azienda. 
  • HEAD OF. Definisce, coerentemente con la direzione definita dalla Direzione Generale, gli obiettivi strategici di un’unità organizzativa complessa ma con un focus specifico. Gestisce il lavoro di uno o più manager(s) per garantire l’allineamento delle attività dell’Unità Organizzativa a tali obiettivi.
  • MANAGER. Gestisce gli obiettivi operativi di un’unità organizzativa con focus specifico allo scopo di consentire il raggiungimento degli obiettivi strategici. Può gestire il lavoro di altri manager(s) o coordinator(s) per garantire l’allineamento delle attività dell’Unità Organizzativa a tali obiettivi.
  • COORDINATOR. Garantisce il raggiungimento degli obiettivi operativi stabiliti dal manager coordinando il lavoro di un’unità organizzativa semplice focalizzata su un processo di business specifico.

Invece, prendendo ad esempio il settore tecnico, è possibile individuare altre 5 famiglie professionali.

  • TECHNICAL LEADER. Presidia un ambito di competenze specialistico. È il riferimento tecnico interno nel proprio settore di attività. Il ruolo può essere assegnato anche a persone che non gestiscono un team di lavoro specifico.
  • SENIOR ENGINEER. Sviluppa in autonomia attività tecniche che richiedono un ampio spettro di conoscenze e un’importante esperienza tecnico-ingegneristica pregressa.
  • ENGINEER. Sviluppa in autonomia attività che richiedono un alto livello di competenza tecnico-ingegneristica.
  • ENGINEERING TECHNICIAN. Svolge sotto supervisione, da parte di Manager o Technical Leader attività tecniche, sia in ambito di progettazione che produzione.
  • PROGRAM MANAGER. Gestisce progetti strategici di lungo termine contribuendo, prima, alla fase strategica e progettuale e verificando, poi, il continuo allineamento del programma agli obiettivi di business e alle specifiche tecniche.
  • PROJECT MANAGER. Gestisce le fasi di un singolo progetto organizzando il flusso di lavoro e curando le relazioni interne ed esterne per ottenere i risultati attesi.

Per rendere ancora più chiaro questo aspetto, facciamo un ulteriore esempio in ambito gestionale, dove abbiamo individuato 3 famiglie professionali.

  • SPECIALIST. Svolge, sotto la supervisione di un coordinator o di un manager, un’attività di tipo gestionale che richiede un alto livello di specializzazione delle competenze.
  • GENERALIST. Presidia, sotto la supervisione di un coordinator o di un manager, processi gestionali che richiedono uno spettro di competenze ampio.
  • ANALYST. Svolge, sotto la supervisione di un coordinator o di un manager, fasi/attività definite all’interno di processi di staff che richiedono competenze di analisi di dati ed informazioni.


Infine, ecco le 5 famiglie professionali dell’area produzione / logistica.

  • SUPERVISOR. Garantisce il raggiungimento degli obiettivi operativi stabiliti dal manager coordinando il lavoro di più reparti produttivi che impiegano personale con conoscenze e abilità affini. Il reparto è un’unità organizzativa semplice focalizzata su una specifica fase del processo produttivo.
  • CONDUCTOR. Assiste il supervisor nel processo di raggiungimento degli obiettivi operativi stabiliti dal manager organizzando e monitorando il lavoro di un unico reparto produttivo.
  • TEAM LEADER. Monitora ed organizza l’attività di una squadra di lavoro in ambito produttivo in modo temporaneo e sulla base delle esigenze di business attuali.
  • TECHNICIAN. Esegue in autonomia mansioni di medio-alta complessità, in ambito produttivo o logistico, avendo la responsabilità del risultato finale delle proprie attività.
  • OPERATOR. Esegue mansioni operative, in ambito produttivo o logistico, sotto la diretta supervisione di un team leader/conduttore/supervisor.

Le unità organizzative

Dopo aver determinato la famiglia professionale, il passo successivo è individuare la relativa unità organizzativa. Un’unità organizzativa è una parte distinta e specifica di un’organizzazione: può essere un dipartimento, una divisione, una sezione o qualsiasi altra suddivisione aziendale, basta che abbia un proprio mandato e proprie responsabilità. Le unità organizzative possono essere definite in base a funzioni, territori geografici, prodotti o clienti serviti, a seconda della struttura e del contesto. 

Vediamo qualche comune esempio di unità organizzativa:

  • Risorse Umane
  • Produzione
  • Amministrazione 
  • Marketing
  • Una filiale regionale
  • Centro di Ricerca e Sviluppo

Dall’unione tra Unità Organizzativa (U.O.) e Famiglia Professionale (F.P.) si determina il Job Title (J.T.). Questo approccio aiuta a creare una struttura organizzativa più chiara e facilita la gestione delle risorse umane, consentendo un migliore sviluppo delle carriere e un coordinamento più efficace dei talenti all’interno dell’organizzazione. Per capire meglio, vediamo qualche esempio pratico, sempre tenendo a mente la formula: 

U.O. + F.P. = J.T.

Esempio 1

U.O. HR 

F.P. Manager

🡪 J.T. HR Manager

Esempio 2

U.O. Program Management

F.P. Officer

🡪 J.T. Program Management Officer

Ora che abbiamo capito come creare un corretto job title dal punto di vista sostanziale, possiamo decidere di lavorare sulla forma.

Italiano o inglese?

La scelta tra scrivere un titolo di lavoro in inglese o in italiano dipende da diversi fattori, come il settore lavorativo, la cultura aziendale, il pubblico di riferimento e gli standard del settore.

In ambiti come la tecnologia, il business internazionale o l’informatica, lo standard comunemente utilizzato è quello della lingua inglese. In altri settori, come l’educazione o il governo locale, potrebbe essere preferibile l’italiano. Se l’azienda di riferimento opera su scala globale e/o ha un pubblico internazionale, è sicuramente appropriato utilizzare l’inglese. Al contrario, se essa ha un forte legame con la cultura italiana ed il mercato locale, potrebbe essere consigliabile l’italiano.

Qualunque sia la tua scelta linguistica, adottala in modo costante. Non creare titoli di lavoro “ibridi”, ovvero metà in italiano e metà in inglese: se decidi di inserire una parola straniera, uniforma tutto il job title all’idioma che hai scelto. Lo stesso vale a livello macro: l’omogeneità e l’uniformità dei vari titoli di lavoro all’interno della stessa organizzazione rappresentano un ottimo biglietto da visita di coesione intra company.

Fai attenzione al livello di esperienza.

I termini “Junior”, “Mid-level”, “Senior” o “Esperto”, spesso presenti in tanti job title, vengono utilizzati per distinguere il livello di esperienza o responsabilità all’interno di un’organizzazione. Quello che forse non sapevi è che questi suffissi sono collegati alla persona, e non al ruolo.

Mi spiego meglio con un esempio. L’espressione “Junior” si usa per una persona in fase di inserimento in un determinato ruolo. Al termine del periodo di onboarding, quando il soggetto viene confermato, egli “entra” nel ruolo e perde la qualifica “Junior”. Semplificando al massimo, il termine “Junior” è legato ad una persona nella specifica fase di inserimento in una posizione, ed è destinato ad abbandonare quella persona non appena questa “entra di ruolo”. 

Quindi, se sei un recruiter e stai cercando, ad esempio, un programmatore senza esperienza, ti consigliamo di includere nel job title il suffisso “Junior”. Viceversa, se lavori in un’organizzazione e devi decidere cosa scrivere sui biglietti da visita ti suggeriamo di limitarti alla dicitura “Developer”. 

In sintesi, i suffissi “Junior”, “Mid-level”, “Senior” o “Esperto” sono sconsigliabili quando si comunica all’esterno, mentre sono molto utili per la comunicazione interna e nel contesto di una selezione. 

3 errori da non fare assolutamente: creatività, gergo aziendale ed abbreviazioni.

La creatività è una bellissima dote, ma non quando si tratta di formulare un titolo di lavoro. Il nostro consiglio è di abbandonare l’idea di creare job title troppo originali o accattivanti e di puntare semplicemente sulla chiarezza e sull’immediatezza. La parola d’ordine è semplificare…less is more!

Lascia da parte anche il gergo aziendale, specialmente se troppo complesso, specifico o informale.  L’obiettivo è quello di ispirare professionalità e di attirare potenziali candidati o clienti, quindi più sei facilmente accessibile e meglio è! 

Infine, evita l’uso di abbreviazioni o acronimi poco chiari nel titolo di lavoro, a meno che non siano ampiamente riconosciuti nel settore. Ad esempio, non per tutti è scontato che “ROM” stia per “Retail Operation Manager” o che “SPM” identifichi il “Supply Chain Manager”, mentre acronimi come “HR” e “PR” sono entrati nel comune lessico aziendale italiano. 

Creare job title efficaci non è solo una questione di forma, ma anche di sostanza. Una comprensione chiara del ruolo, della posizione all’interno dell’organizzazione e del contesto settoriale sono elementi chiave per redigere titoli di lavoro che siano informativi, coerenti e facilmente comprensibili per tutti gli interessati. Specularmente, titoli di lavoro ben formulati forniscono struttura e chiarezza all’interno di un’organizzazione. 

Dal lato dei dipendenti, presentarsi in modo professionale costituisce un valore aggiunto per le aziende, che possono così dare prova di una buona organizzazione interna e beneficiare dell’immagine professionale trasmessa dalle proprie persone.

Infine, una comunicazione chiara e coerente migliora la comprensione dei ruoli e delle responsabilità, facilitando il lavoro interno, il reclutamento e la gestione delle risorse umane.

Con questo articolo speriamo di averti fornito una guida strutturata, completa e dettagliata, utile sia in fase di creazione, sia in fase di valutazione dei job title.

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